venerdì 29 luglio 2011

Campania e rifiuti



I Casalesi:
UN IMPERO FONDATO
SULL’IMMONDIZIA

arcoiris.tv

La gestione dei rifiuti
in Campania è un problema
di difficile amministrazione.

La struttura a cui istituzionalmente è stata affidata la gestione dell’intero ciclo è la FIBE, azienda facente parte del gruppo Impregilo.

La società FIBE in questi anni ha operato in maniera obiettivamente pessima e il risultato di questa cattiva gestione sono le numerose situazioni di emergenza che si continuano a susseguire.

La produzione dei rifiuti non conosce sosta, continua inesorabile e la situazione ambientale va peggiorando.
L’emergenza rifiuti campana, che tanto emergenza non deve essere visto che perdura da almeno 15 anni, ha reso possibile il crearsi di un circolo vizioso che rende sempre più difficile la radicale soluzione del problema.

Preso atto dell’incapacità dimostrata dall’apparato istituzionale di risolvere il problema, il perdurare dell’emergenza costituisce una spinta al malcostume di rivolgersi sempre più spesso alla camorra, l’unica organizzazione che sembra in grado di farsi carico del problema.
In realtà la camorra gestisce lo smaltimento dei rifiuti in una maniera tale da causare un problema ben peggiore di quello rappresentato dalla minaccia alla salubrità dell’ambiente rappresentata da ammassi di immondizia accumulati ai lati delle strade. La criminalità organizzata procede interrando o bruciando i rifiuti senza preoccuparsi di quale sia la loro natura, domestica o industriale.
Fenomeno che porta ineluttabilmente all’avvelenamento profondo e irreversibile di tutto l’ecosistema.
L’esempio più clamoroso è rappresentato dallo smaltimento di rifiuti tossici prodotti dalle industrie, un operazione molto costosa per i manager aziendali in quanto il materiale dovrebbe essere stoccato rispettando rigidi parametri che permettono all’ambiente circostante di non venire contaminato.

La camorra gestisce questo tipo di rifiuti in maniera molto semplice: il materiale tossico-nocivo che spesso parte dal nord-est Italia in virtù di accordi intercorsi tra la camorra e alcune aziende, durante il tragitto si vedono falsificare le etichette e le bolle d’accompagnamento.
Questa semplice operazione permette di far credere che i rifiuti tossici trasportati siano normali rifiuti. Arrivati nel territorio campano il materiale viene semplicemente interrato in cave, in zone boschive o agricole, o addirittura approfittando di scavi effettuati per costruire case o strade, vengono direttamente sversati nei pilastri e nelle fondamenta delle costruzioni.





La condizione indispensabile affinché questo avvenga è l’esistenza di una politica compiacente che di fatto impedisce che l’emergenza venga adeguatamente affrontata e che colpevolmente è stata nel tempo carente nei controlli.
Grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti si è venuti a sapere che nel 1989, durante una cena che verrà ricordata come la “riunione di Villaricca”, si raggiunse un accordo tra la famiglia Schiavone e alcuni politici napoletani in cui veniva decisa che una parte del profitto ricavato dallo smaltimento illegale dei rifiuti veniva ceduto a politici compiacenti in cambio della possibilità di utilizzare per l’interramento rifiuti, un territorio della zona dell’agro aversano, in provincia di Caserta, in una situazione di impunità.
Il clan dei casalesi, in quel momento rappresentati dalla famiglia Schiavone, di fatto sono stati i primi ad intuire la potenzialità di arricchimento derivante dal business dello smaltimento rifiuti.
Resta memorabile l’affermazione, risalente al 1992 di un pentito illustre come Nunzio Perrella che lasciò attoniti i magistrati dichiarando ” non tratto più cocaina. Adesso ho un altro affare, rende molto di più e soprattutto si rischia molto meno. Si chiama monnezza, dotto’ perché per noi la monnezza è oro”. Gli inquirenti fino ad allora non avevano pensato che con i rifiuti ci si potesse arricchire tanto.
A dimostrare l’integrazione profonda avvenuta tra camorra, politici locali e imprenditori operanti nel settore si ricorda l’operazione “Green”, compiuta nel 2006 dal centro operativo DIA di Napoli.
L’operazione si è conclusa con 18 mandati d’arresto rivolti a criminali, imprenditori e politici. Con questa opera di investigazione si è reso evidente come le aziende operassero soprattutto per agevolare gli interessi patrimoniali del clan dei Casalesi piuttosto che quelli dei cittadini.
Sono numerose le indagini svolte nell’ambito del business dei rifiuti che evidenziano il rapporto tra le organizzazioni criminali e il mondo imprenditoriale e che dimostrano che questa relazione non è fondata sull’estorsione e sul ricatto ma si sta evolvendo creando un rapporto di tipo “simbiotico” al fine di poter trarre un vantaggio comune.



La potenziale vastità di questo settore della malavita, il fatto che sia fortemente remunerativo unito alla consapevolezza che più vasta è la zona disponibile per interrare o scaricare rifiuti più aumentano le possibilità di guadagno, ha creato i presupposti perché si creasse una holding criminale formata da più clan, si ipotizza siano più di 30, della zona del casertano.
Oggi questo cartello è conosciuto con il nome di casalesi. L’organizzazione dei casalesi è dunque una confederazione di clan che detiene il controllo di tutto il territorio che va da nord di Giugliano lungo quasi tutto il Casertano, arrivando fino al Basso Lazio.
Esiste un altra incontrovertibile realtà che dimostra quanto la camorra abbia interessi nel campo dello smaltimento rifiuti e di come molte famiglie camorriste hanno legami con istituzioni e aziende compiacenti:
* Nella vecchia discarica di Ferrandelle, zona ora designata a svolgere funzioni di discarica provvisoria e che è stata recentemente catalogata come zona di interesse strategico nazionale e vincolata perciò al segreto di Stato, sono stati ritrovati un milione di metri cubi di rifiuti abbandonati senza controllo. L’area di Ferrandelle si trova in un’azienda agricola confiscata a Francesco Schiavone, Sandokan, il boss del clan dei casalesi.
*A Pianura, con l’inchiesta del pm Stefania Buda della sezione coordinata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, si stanno analizzando i casi di malattia e decessi che si sarebbero verificati a causa dell’inquinamento dell’area, ipotizzando i reati di disastro ambientale. Sembra risultare che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, fanghi speciali, polveri di amianto, residui di verniciatura e alimenti sono finiti a Contrada Pisani.
Questa attività è stata regolarmente consentita dalle autorità provinciali di Napoli anche se apertamente in violazione delle norme sulla tutela dell’ambiente in vigore dal 1982. Il Pm ha ora ordinato il sequestro della discarica e dei dati relativi allo sversamento nel periodo che va dal 1987 al 1994.
* A seguito della proteste degli abitanti di Valle Masseria a Serre, nel salernitano, contro la proposta i sversare nell’oasi protetta dell’area naturale di Persano la spazzatura che finora non si era riusciti a togliere e a trattare, è stata emessa una sentenza datata 28 aprile 2007 del Tribunale di Salerno, I Sezione Civile, che ha riconosciuto validi i vari vincoli ambientali che tutelano l’area e che quindi rendono non idoneo il Sito di Valle Masseria per la realizzazione di una discarica regionale.
Per consentire comunque la realizzazione della discarica di Serre si è ricorsi alla promulgazione del decreto legge n.61 dell’11 maggio 2007, dove si autorizza l’apertura della discarica anche se palesemente in contrasto con i diritti dei cittadini, anche se legittimati dalla sentenza del comune di Salerno. L’unica scusante addotta dal commissariato per autorizzare l’utilizzo del sito di Serre è quella secondo la quale il sito è raggiungibile comodamente data la vicinanza all’uscita dell’autostrada di Campagna.
Il decreto-legge ha consentito l’uso delle forze di polizia, dei carabinieri e dell’esercito escludendo nella realtà dei fatti ogni controllo democratico sulla realizzazione di un impianto ad elevato impatto ambientale.
* Lo stesso parametro è stato utilizzato per individuare la discarica di Basso dell’Olmo, realizzata commettendo gravi errori di progettazione documentati da vari studi e che sta attualmente sversando percolato altamente pericoloso nel fiume Sele, una delle poche riserve idriche utilizzabili in Campania.
*Il caso Chiaiano è l’epilogo dell’emergenza rifiuti in Campania. Il sito non ha nessuna caratteristica per rispondere ai necessari requisiti di salubrità, protezione ambientale o anche solo per un adeguato smaltimento rifiuti. L’unico motivo per cui sembra sia stato scelto è perché vi era già il “buco” da riempire; con i rifiuti prima e con le ceneri del contestatissimo inceneritore di Acerra in seguito .
Deve finalmente essere chiaro che nel “affare spazzatura” i cittadini campani sono la parte danneggiata, non certo gli artefici. Chi guadagna su queste speculazioni sono le imprese che vincono gli appalti, le aziende locali che realizzano i lavori, in altre parole la camorra.
Il dott. Donato Ceglie, della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha calcolato che negli ultimi anni sono stati smaltiti 3 milioni di tonnellate di rifiuti in Campania e che 15 delle 18 ditte autorizzate non hanno mai avuto la certificazione antimafia, la quasi totalità di queste aziende erano e rimangono in odore di camorra.


Sta diventando abitudine l’usanza secondo la quale si spiega agli italiani che i cittadini che protestano per la realizzazione delle discariche e degli inceneritori sono “oggettivamente” complici, sia pure involontariamente, della camorra.
Non è assolutamente così, purtroppo è vero il contrario.


la riunione di villaricca

------ LA LANTERNA ------



«(…) dove parteciparono politici, camorristi, massoni e imprenditori; dove fu deciso, in modo organizzato scientificamente, di destinare la Campania al deposito fuorilegge delle scorie tossiche d’Italia.»
Alessandro Iacuelli, Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano (Rinascita edizioni, 2008), p.28

«Il passaggio dalla fase artigianale a quella industriale dei rifiuti tossici, inizia in questo comune a nord di Napoli. Nasce in un modo tanto forte che – per certi versi – si può affermare che la potentissima ecomafia campana sia nata qui.»

Alessandro Iacuelli, Schede, Monitor, 2007






About
«Le ecomafie sono business, sono silenzio, sono tacito accordo. Il puzzo del loro malaffare è coperto dalle parole rassicuranti di quelli che ripetono a oltranza che tutto va bene. Tutto verte nel non dire, nell’occultare il più possibile.»

Roberto Saviano, prefazione al rapporto Ecomafia 2010 di Legambiente


Una discarica abusiva nel comune di Trentola-Ducenta. Click per accedere all’immagine panoramica.

Ogni anno in Italia sparisce una quantità inimmaginabile di rifiuti speciali: 31 milioni di tonnellate solo nel 2006, circa la stessa quantità di rifiuti solidi urbani prodotti annualmente in Italia. Questi scarti, spesso tossici, vengono bruciati, seppelliti, riversati nei corsi d’acqua, ammucchiati in discariche abusive o sparsi nelle campagne del Bel paese per mano di criminali. Tutto questo fa risparmiare alle industrie una larga parte dei costi di smaltimento dei rifiuti che producono e fa guadagnare cifre elevatissime alle ecomafie.

Di tutte le regioni d’Italia, la Campania è la pattumiera prediletta. Qui, lo smaltimento abusivo di rifiuti d’ogni tipo ha provocato un disastro ambientale e sanitario che perdura ormai da oltre vent’anni.

Il ciclo illecito dei rifiuti è anche all’origine di un altro disastro, la ben nota “emergenza rifiuti”, che da 16 anni alimenta un’insidiosa palude fatta di speculazione, corruzione, leggi speciali ed inerzia istituzionale, oltre a provocare ulteriori catastrofi ecologiche.

In Campania, ma certamente non solo lì, il ciclo cosiddetto lecito dei rifiuti e quello illecito si intrecciano e i loro confini sono sfumati, dato che entrambi causano danni irreparabili all’ambiente e alla popolazione all’insegna della massimizzazione del profitto. Come disse il pentito di camorra Nunzio Perrella, “la monnezza è oro”.

Laboratorio Campano è un’introduzione alla questione dei rifiuti in Campania e a ciò che la connette ad altre realtà in Italia e nel mondo. Sono in molti a sostenere che, sotto questo aspetto, la Campania sia da decenni un territorio di sperimentazione e che i meccanismi, che nel tempo sono maturati qui, vengano esportati anche altrove.

Andando alla scoperta di quei luoghi del napoletano e del casertano che sono rappresentativi per quanto sta accadendo, Laboratorio Campano vuole essere uno strumento che aiuti l’osservatore a individuare e interpretare i diversi ingranaggi che muovono la macchina dei rifiuti e a comprendere chi li lubrifica, e perché.




Rifiuti in Campania
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La lunga strada dello smaltimento

Sette Stir e sei discariche, ma il sistema resta però fragile
Dalla raccolta alla smaltimento finale: è lungo il percorso che ogni giorno fanno i rifiuti della Campania.

Nella regione in media si producono quotidianamente circa 7200 tonnellate di ''solidi urbani''. Una produzione che è in linea con quelle delle altre regioni. La raccolta dalle strade, la differenziata e il trasporto in discarica compete ai singoli Comuni.

La legge però assegna alle Province la gestione dell'impiantistica, ovvero degli impianti Stir (Stabilimenti di Tritovagliatura e Imballaggio dei Rifiuti) e delle discariche.

Il Comune di Napoli, che ha il maggior numero di abitanti, ha una produzione media di 1200 tonnellate al giorno, con picchi che si registrano tra la primavera e il mese di luglio e durante le festività natalizie.

I rifiuti ''tal quale'' (quelli che finiscono in maniera indifferenziata nei cassonetti) e quelli che residuano dalla raccolta differenziata (ovvero dopo che è già scartato il vetro, la plastica, la carta, l'alluminio e la sostanza umida da destinare ai compostaggi) una volta raccolta dagli autocompattatori, per la maggior parte, finiscono agli Stir che in Campania sono sette. Tre in provincia di Napoli - Giugliano e Tufino, gestiti dalla società provinciale Sap.Na e Caivano -, uno a Pianodardine in provincia di Avellino, uno a Casalduni in provincia di Benevento, uno a Santa Maria Capua Vetere nel Casertano e infine l'ultimo a Battipaglia in provincia di Salerno.

Inizia così la lavorazione dei rifiuti dalla quale si ricavano la frazione umida trattata che finisce successivamente in discarica e quella secca destinata alla combustione nell'unico impianto di termovalorizzazione di Acerra.

Delle sei discariche attive nella regione due sono in provincia di Napoli: quella di Chiaiano, ormai quasi satura e cava Sari a Terzigno che, però, dopo le proteste dello scorso autunno accoglie solo i rifiuti 'tal quale' di 18 comuni della zona vesuviana mentre prima smaltiva anche un quantitativo proveniente da Napoli.

Poi c'è la discarica di Macchia Soprana, a Serre, nel salernitano, San Tammaro, in provincia di Caserta, Sant'Arcangelo Trimonte nel beneventano, e infine Savignano Irpino, in provincia di Avellino. La legge però prevedeva la apertura di altre discariche, come quella di Cava Vitiello, sempre a Terzigno, 'cancellata' dopo le proteste dello scorso autunno.

Ma molto spesso la ricettività non è risultata adeguata alle esigenze e per questo si è fatto ricorso al trasferimento del 'materiale trattato' fuori regione.

lunedì 25 luglio 2011

FACCIAMO PIAZZA PULITA




Se Tornasse Ferdinando II di Borbone (Regno delle Due Sicilie - Briganti)
La canzone intitolata "Se Tornasse Ferdinando" scritta e cantata da Valerio Minicillo. La canzone è dedicata alla figura di Ferdinando II di Borbone. Nella canzone viene descritto il passaggio dalla dinastia Borbonica a quella Sabauda.

Achille Conforti:‎
"Questa non è una canzone, è un capolavoro di dimensioni enormi, per poesia e musica!".
Anche il Nord farà la fine che i padani garibaldini fecero fare al sud. Tra non molto anche i settentrionali avranno necessità di istituire il giorno della memoria.





20 Luglio 2011

Napoli: "Facciamolo noi, facciamo piazza pulita"

Quando i limiti vengono superati, i volontari prendono in mano la situazione.

Argomento: Attualità

Autore: Lucia Bertossa

Così accade a Napoli, dove ogni 10 giorni un gruppo sempre più grande di cittadini volontari, armati di guanti e scope, "adotta" un'area diversa della città per ripulirla dai rifiuti. Alla base di tutta l'iniziativa, simile a un flash mob, ci sono la determinazione di un anziano libraio e lo spirito di iniziativa di una giovane laureata, Rino De Martino e Emiliana Pellone.

"Facciamolo noi, facciamo piazza pulita", scrive la ragazza sul suo blog. Così nasce il fenomeno CleaNap, slogan formato dalla crasi tra le parole "clean" (pulire) e "Nap" (Napoli) che produce anche un azzeccato gioco di parole: "CleaNap" si pronuncia esattamente come il verbo inglese "clean up", ripulire.

La prossima tappa sarà piazza Santa Maria La Nova, il 24 Luglio, dove l'esercito di volontari sarà pronto a ricordarci ancora una volta che "c'è qualcosa di semplice e solenne nell'azione di uscire con una scopa per fare linda la città di tutti".

Fonte:

www.repubblica.it/cronaca/2011/07/17/news

mercoledì 13 luglio 2011

ma guarda un po??????


Mala Italia

Camorra, ora il Pdl tremadi Claudio Pappaianni Luigi Cesaro, uomo forte di Berlusconi in Campania e re della spazzatura, da ieri è ufficialmente indagato per i suoi rapporti con la cosca dei Casalesi. Un'inchiesta che potrebbe terremotare un intero sistema di potere
(13 luglio 2011) Luigi CesaroIndagato per camorra: Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli con l'accusa di aver avuto rapporti con il gruppo dei Casalesi capeggiato da Francesco Bidognetti per mettere le mani su un affare immobiliare da 50 milioni di euro.

Lo riferisce l'edizione odierna de 'Il Mattino', con un articolo a firma di Rosaria Capacchione, la giornalista che da due anni vive sotto scorta per le minacce subite dai boss del clan dei Casalesi.

A chiamare in causa il deputato vicino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è l'avvocato Michele Santonastaso, a lungo legale degli stessi boss attualmente agli arresti.

Le sue rivelazioni, contenute nelle oltre trecento pagine di verbale dell'interrogatorio del 25 marzo scorso, parlano di rapporti tra la camorra, la politica, le imprese e il mondo delle professioni.

Santonastaso, in particolare, si sofferma sulle dichiarazioni di un altro pentito del clan, Luigi Guida detto O' Ndrink, che gli avrebbe parlato degli interessi comuni della famiglia Cesaro e dei Casalesi nell'affare del Pip di Lusciano, piccolo centro del casertano.

In particolare, Cesaro avrebbe offerto a Luigi Guida, incaricato di realizzare i progetti del Pip, una percentuale maggiore per la realizzazione dei lavori di quella già presentata dall'imprenditore Emini.

Nel settembre 2008 era stato 'L'Espresso' con un'inchiesta a firma di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi, a parlare per primo dell'affaire sospetto e dei rapporti tra Cesaro e la mafia di Gomorra, citando le accuse dello stesso Guida e di un altro pentito Gaetano Vassallo.

Cesaro in passato era già stato arrestato e processato per camorra. Erano i tempi della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo: il Presidente della Provincia di Napoli fu arrestato nel febbraio del 1984 e condannato un anno dopo in primo grado a 5 anni. Fu assolto in appello nel 1986, ma non senza che i giudici avanzassero dubbi e sospetti sul suo rapporto con la NCO: «Il quadro probatorio relativo alla posizione del Cesaro non può definirsi tranquillante». E ancora: «Il dubbio che l'imputato abbia, in qualche modo, reso favori ai suddetti personaggi per ingraziarseli sussiste e non è superabile dalle contrastanti risultanze processuali». Ci penserà Corrado Carnevale, passato alla storia come il giudice ammazza-sentenze, a cancellare in Cassazione tutte le accuse a Cesaro, che sarà assolto "per non aver commesso il fatto".

Da allora Giggino A' Purpetta, come lo chiamano a Sant'Antimo, suo paese natale, ne ha fatta di strada: con i buoni uffici dell'amico e collega di partito Nicola Cosentino, e a suon di tessere e mozzarelle fatte recapitare direttamente ad Arcore, Cesaro è riuscito prima a farsi eleggere deputato e poi a conquistare la Presidenza della Provincia della terza città d'Italia. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

A parte le gaffe che lo hanno reso celebre, la caratteristica principale del suo mandato è stata, finora, l'inefficienza. Un esempio su tutti: i rifiuti. Luigi Cesaro avrebbe dovuto aprire una nuova discarica dove portare la monnezza di Napoli. Ha scelto, invece, di portare i rifiuti fuori regione, con costi doppi e risultati pessimi.

La monnezza è ancora lì. Cesaro pure. Per ora. Michele Santonastaso | Luigi Cesaro | camorra | Luigi Guida

giovedì 30 giugno 2011







Ilva Primavera
Il decreto sui rifiuti è stato approvato dal consiglio dei ministri senza i voti delle Lega: gli esponenti del Carroccio mantengono la loro linea è dicono no al provvedimento che passa solo con i voti del Pdl. Il testo uscito dal Cdm non è certo quello auspicato dalle istituzioni campane: con il decreto, la Regione Campania potrà trat...tare singolarmente con le altre regioni per trovare un accordo per il trasferimento dei rifiuti senza dover prima passare per la conferenza unificata. “Non potevamo fare di più”, le parole di Silvio Berlusconi, che spiega come non avendo il 51% di voti è costretto a tenere conto di tutte le forze politiche che fanno parte della maggioranza.


Il voto contrario della Lega è stato preventivamente concordato con il Presidente del Consiglio ed è un modo per far capire che il Carroccio è rimasto contrario al provvedimento. Un modo per far approvare il decreto rimarcando però la distanza degli uomini di Bossi.
Una distanza che lo stesso leader leghista aveva espresso poco prima del Consiglio dei Ministri dichiarando che “il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta” e aggiungendo che “se i rifiuti sono ancora per strada vuol dire che i napoletani non hanno ancora imparato la lezione”.

Secondo indiscrezioni trapelate dopo l’incontro tra il governo e i rappresentati delle regioni, delle province e dei comuni, Berlusconi avrebbe annunciato entro un mese il varo di un piano per risolvere l’emergenza, con la creazione di nuovi impianti, e avrebbe anche assicurato che della questione si occuperà personalmente, anche con sopralluoghi in città.

sabato 25 giugno 2011


I rifiuti di Napoli e la Lega carogna
sabato, 25 giugno 2011
Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito su “La Repubblica”.
La Lega incarognisce e comincia a dare il peggio di sé. Sgominata nel Nord che sognava già suo; asserragliata nel governo di Roma ove s’è distinta solo per lottizzazione e clientelismo; incapace di emanciparsi dal Capo che non ne azzecca più una; scattano in lei i riflessi pavloviani dell’egoismo territoriale.
I confini della Padania immaginaria che nella fase espansiva si fantasticavano estesi fino all’Umbria e alle Marche, ora vengono ristretti alle ridotte pedemontane; all’antimeridionalismo delle origini; alla ricerca, un quarto di secolo dopo, dell’impossibile revival purificatorio.
Dàgli ai napoletani, allora! Con becero compiacimento i gerarchi incanutiti sogghignano dell’emergenza rifiuti campana e giocano a boicottare il decreto governativo che ne consentirebbe lo smaltimento in altre regioni, già pronte a trattarli.
Piace loro, nel centocinquantenario della nazione, riprodurre la dinamica degli staterelli preunitari. Alla faccia di un federalismo solidale in cui non hanno mai creduto, sposano la burocrazia delle dogane e delle frontiere interne alla penisola. Il loro giornale titola soddisfatto: “Napoli soffoca nei rifiuti ed è senza vie d’uscita”. Si arrogano il merito di far soffrire i partenopei, descritti come topi in gabbia (testuale), vicini alla catastrofe (testuale).
La responsabilità storica di avere portato al governo questi energumeni nemici dell’italianità, disposti a giurare sulla Costituzione pur di fare i ministri, per poi rinnegarla, grava sulle spalle di Silvio Berlusconi. Come dimenticare, del resto, le parole minacciose e vendicative con cui il presidente del Consiglio apostrofò gli elettori dopo la vittoria di De Magistris? La frase sfuggitagli dopo l’esito dei ballottaggi –“I napoletani si pentiranno moltissimo”- acquista oggi un eco sinistro.
Difficile pensare che non vi sia stato un calcolo cinico da parte di Berlusconi nel rinviare l’approvazione del decreto di smistamento per due, tre sedute del Consiglio dei ministri. Solo che l’apprendista stregone, disposto a tollerare e strumentalizzare l’energia distruttiva del leghismo pur di tirare a campare, ora rischia di esserne a sua volta travolto. Il ministro della Complicazione normativa, Roberto Calderoli, promette di far “volare le sedie” anche contro di lui. Il linguaggio rozzo e violento dei capi leghisti messi alle strette perde la sua aura carnevalesca. Il buffone incattivito altri non è che una carogna.
Il raduno di Pontida ha evidenziato come la Lega abbia esaurito i suoi spazi di manovra. Decaduto il mito dell’abilità tattica di Bossi, consumato il repertorio delle trovate demagogiche con l’ultima farsa dei ministeri al Nord, il Carroccio è costretto a giocarsi anche l’ultima sponda del rapporto diplomatico con il Quirinale. Già era entrato in rotta di collisione con Giorgio Napolitano pretendendo la violazione degli accordi internazionali sulle missioni militari in Libia, in Libano e in Afghanistan. Ma adesso il veto leghista al soccorso di Napoli suona come un’offesa diretta alle sollecitazioni del Capo dello Stato.
Il governo, minoritario nel paese, reagisce abdicando al suo mandato di operare nell’interesse di tutta la nazione. Diviene attore della sua spaccatura, nella miope aspettativa di trarre vantaggio dalle pulsioni meschine dell’antimeridionalismo. Con ciò dimostrando di ignorare, ormai, le aspettative assai più degne degli stessi cittadini settentrionali.
L’involuzione estremista della Lega, purtroppo, non la riporta automaticamente alla sua collocazione naturale di movimento destinato all’opposizione. La nomenclatura del Carroccio è composta da uomini seduti da quindici, vent’anni in Parlamento. Fingono, quando si dicono pronti a lasciare le poltrone. Temono con ragione che l’abbandono del potere determini la frantumazione del loro movimento.
Mai come oggi l’Italia avrebbe bisogno di recuperare un sentimento di partecipazione comune al dramma dei napoletani. La crisi dei rifiuti, originata certo –come dimenticarlo- da gravi colpe delle amministrazioni locali, non potrà mai essere gestita senza un armonioso concorso delle istituzioni, dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Governo nazionale. Il boicottaggio di questa urgente collaborazione fra poteri pubblici, scatenato per biechi pseudo-interessi di partito, esaspera, insieme alla sofferenza della popolazione, la crisi della nostra democrazia. Napoli sommersa dai rifiuti non è una vergogna che si possa liquidare solo come fallimento della sua classe dirigente. Altrettanto vergognoso è lo spettacolo di ministri della Repubblica che irridono alla sciagura e voltano le spalle ai cittadini, venendo meno al proprio dovere.

mercoledì 22 giugno 2011

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Aiutiamo Napoli e De Magistris

"Signor Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano
mi rivolgo a Lei in quanto ha più volte dimostrato e dichiarato di avere particolarmente a cuore l’interesse della città di Napoli.

Le strade di questa meravigliosa città versano in condizioni disperate, come è anche ampiamente documentato da molteplici servizi giornalistici, sia su carta stampata che in televisione. Quello che è stato meno ricordato è, invece, il complicato meccanismo di competenze e responsabilità dei diversi Enti in materia rifiuti.

L’Amministrazione comunale, appena insediatasi, ha sollecitato la costituzione di un tavolo istituzionale presso la Prefettura per arginare l’emergenza già nel breve termine ma, perché sia efficace, è necessario l’intervento, con decreto legge, del Governo affinché si permetta il trasferimento fuori regione dei rifiuti, principalmente quelli che giacciono da giorni nelle nostre strade.

Sono molto preoccupata poiché, dopo un rinvio di detto decreto, quest’atto è completamente scomparso non solo dall’agenda politica ma anche dall’attenzione dei media.

Le chiedo, quale cittadino, di sollecitare il Governo circa la gravità delle conseguenze di questo rinvio che, senza alcuna esagerazione, può portare ad una vera situazione di emergenza sanitaria ed economica nella terza città della Nazione.”

Cordiali Saluti

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la camorra si da da fare.....e non e' neanche la prima volta.....

sabato 18 giugno 2011



Raphael Rossi sarà il nuovo Presidente dell’Asia scelto da Luigi De Magistris, neosindaco di Napoli. La sua storia ha dell’incredibile. Almeno per un paese come il nostro che assurdamente si trova al 67esimo posto della classifica Transparency International, addirittura superato dal Ruanda.

Ma andiamo con ordine.

Raphael Rossi ha 35 anni ed è specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, era fino a pochi mesi fa Presidente dell’Amiat (l’azienda municipale per la raccolta rifiuti di Torino) e fa, o almeno faceva, parte di Rifondazione Comunista. Dopo aver scoperto che, a seguito di decisioni prese dai vertici aziendali, il comune stava per acquistare un macchinario inutile e costosissimo (del valore di 4 milioni di euro) tutto addebitato alle spalle dei cittadini, si è opposto con tutte le sue forze al’acquisto. Nonostante tentazioni e promesse varie, ha tenuto duro ed è riuscito a bloccarlo.

Incredibilmente, invece di ricevere reazioni positive e di gratitudine, ha dovuto accogliere la visita dell’ex Presidente dell’Amiat, Giorgio Giordano e la sua proposta di ricevere un’ingente tangente in cambio di una sua opposizione al blocco delle operazioni.

Come dimostrano inchieste di Report e di Annozero, Raphael Rossi non ha ceduto né si è perso d’animo e si è rivolto alla Procura della Repubblica la quale, tramite magistrati e polizia giudiziaria, lo ha invitato a fingere di accettare la proposta per poter così smascherare Giordano e i suoi complici.

La storia di Raphael Rossi ha dell’incredibile anche per altri motivi. Innanzitutto l’Amiat si costituirà parte civile solo contro Giordano e non contro il direttore degli acquisti, anche lui implicato nella vicenda. Inoltre, il Comune di Torino minimizza i fatti contestati facendo riferimento solo al reato di turbativa d’asta e non a quello di corruzione. Il partito lo ha completamente isolato. E in ultimo, tra le beffe, dovrà accollarsi totalmente le spese giudiziarie del processo di cui è parte lesa.

Ieri Luigi De Magistris ha annunciato che Rossi sarà il nuovo Presidente dell’Asia di Napoli e la sfida da affrontare sarà quella di portare la differenziata al 70% entro sei mesi. Russo è esperto anche nel campo della differenziata porta a porta ed è lui ad aver progettato il sistema in funzione ai Colli Aminei.

In risposta alle accuse spesso lanciate nei confronti dei napoletani e della loro incapacità di riciclare e differenziare, ha risposto così (in una lettera inviata a Roberto Saviano pochi mesi fa): "Se qualcuno pensa che i napoletani siano incapaci o recalcitranti a differenziare i propri rifiuti, posso invece testimoniare che, in base all’esperienza mia e dei miei colleghi dell’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (E.S.P.E.R.) quali consulenti di Asìa per l’avvio del sistema porta a porta nel primo quartieri di Napoli durante secondo semestre del 2008 (a partire da Colli Aminei e poi a Bagnoli, Rione Alto, Chiaiano, Ponticelli ecc.), è vero esattamente il contrario".

Per firmare la petizione a suo favore per richiedere che il Comune di Torino si costituisca parte civile al processo, potete andare al link seguente:



http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/non-lasciamo-soli-gli-onesti/75838/

giovedì 16 giugno 2011

CONTRASTI CITTADINI

Ora venerdì 17 giugno · 11.00 - 13.30

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Lopez Marcello :

Che vergogna ridurre una bella città come Napoli, con la sua storia, la sua cultura.....a capitale della spazzatura...questo è il risultato dell'intreccio tra mafia, politica e affarismo più sporco della stessa spazzatura.

Ma questo stesso ...problema ci ha mostrato tutte le incongruenze politico istituzionali....fra governo, provincia, regione e comune.

Quando sento un capo del governo, che si fa scudo della salute pubblica accusando i napoletani di aver votato il candidato sindaco opposto al suo.....allora sento il sangue che mi arriva a gli occhi e capisco il perchè questo problema le istituzioni facenti capo al centro destra non vogliono risolverlo.

Mi sono reso conto dell'egoismo di molte regioni nei confronti della Campania.....che va benissimo per spremerla e trasformarla nella pattumiera industriale del nord.....ma va malissimo quando la campania chiede l'aiuto delle altre regioni del nord....

Mi auguro che un giorno Napoli ne esca a testa alta da questo problema, di questo ne sono sicuro, e possa riprendersi il posto che merita.....quello di Nuova Polis.....Napoli appunto.

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Luogo sede dell'associazione Mani Tese
piazza Cavour 190 Napoli (Naples, Italy)
Creato da Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia

Maggiori informazioni Venerdì 17 giugno, alle ore 11.00, presso la sede dell’associazione Mani Tese, p.zza Cavour 190 Napoli, il Coordinamento Regionale rifiuti (CO.RE.ri.) − Campania presenterà ai giornalisti e ai cittadini le proprie iniziative sulla questione rifiuti e sulla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Per l’occasione sarà presentata una lettera rivolta al Sindaco di Napoli e alla nuova giunta.

Interverranno: Massimo Zaccardelli, ricercatore presso il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Battipaglia (Sa); Gianni Morra, esponente del comitato civico “Mi riguarda”; Maria Antonietta Selvaggio, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli studi di Salerno; Nicola Capone, libero ricercatore, docente di storia e filosofia; Rachele Mercogliano, esponente dell'Osservatorio per il compostaggio in Campania. Modera: Elena Vellusi, referente del Coordinamento Regionale rifiuti.

Coordinamento Regionale rifiuti della Campania (CO.RE.ri.)
www.rifiuticampania.org - contatti@rifiuticampania.org
Tel: 334-6224313 − 393-5477300

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CONFRONTO AL CHIAVICONE.



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IL NUCLEARE NEL GOLFO DI NAPOLI